di David Allegranti
(Public Policy) – Sono tutti pronti a dire che la legge elettorale “non è una priorità” per gli italiani. Ed è disposto ad ammetterlo persino Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, che pure ne giustifica la necessità in vista delle elezioni politiche del 2027. Lo dice, ma con un tono d’accusa, la segretaria del Pd Elly Schlein, che domenica in tv un po’ si indignava e un po’ concedeva che l’attuale legge elettorale “è perfettibile”: “Oggi chiedono il tavolo sulla legge elettorale, ma solo un Governo chiuso nel palazzo da 3 anni può pensare che la priorità oggi in Italia sia la legge elettorale. Hanno fatto una proposta irricevibile con un premio di maggioranza così alto che consentirebbe a chi vince di eleggere il Presidente della Repubblica quasi da solo”, ha spiegato Schlein a Che tempo che fa: “Il fatto che noi abbiamo detto no al tavolo non vuol dire che non faremo i nostri emendamenti in Parlamento come abbiamo sempre fatto”, ha precisato.
Viene il dubbio che tutta questa indignazione mista a benaltrismo, in collaborazione con i 5 stelle (“Diciamolo con chiarezza: di un tavolo sulla legge elettorale oggi interessa a pochi”, ha detto Stefano Patuanelli, vicepresidente del M5s), sia frutto di tattica pre-elettorale. In fondo la proposta della maggioranza farebbe comodo a tutti. Ne sono convinti, quantomeno, dalle parti di Fratelli d’Italia: “O sperano che la legge passi così com’è mentre fingono di protestare, oppure — e questa è l’ipotesi più onesta — non credono nemmeno loro di poter prendere più voti di Giorgia Meloni”, ha detto Donzelli al Corriere della Sera.
Per ora però il dibattito è in una fase di stallo, mentre in Parlamento la commissione Affari costituzionali prosegue le audizioni (domani toccherà, fra gli altri, a Gaetano Azzariti, professore di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, e a Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”). Uno stallo fra accuse e inviti a parlamentare. Il Pd accusa Giorgia Meloni di voler dialogare per finta sulla legge elettorale; la presidente del Consiglio a sua volta invita l’opposizione a scrivere insieme le regole del gioco. “Sì a tavoli su prezzi, bollette, lavoro e sanità. No a tavoli sulla riforma elettorale. Le nostre critiche al Melonellum sono chiare. La discussione si fa in Parlamento, non altrove”, ha detto il senatore Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali: “Non si può pensare che gli appelli al dialogo siano presi sul serio se prima non si ritirano formalmente sia il Melonellum che i ddl su premierato e ballottaggio nei comuni. Né si è credibili se si intende concedere all’opposizione nulla più che un diritto di ritocco rispetto a una proposta piena di gravi difetti e i cui elementi di fondo sono stati definiti in via esclusiva dai partiti di governo, e da essi stessi dichiarati immodificabili”.
Lo stallo tuttavia finirà presto e il centrodestra da solo potrebbe approvarsi la nuova legge elettorale, la cui elaborazione è finalizzata – fin dal nome (Stabilicum) – a rendere i Governi più solidi, senza rischi di ribaltoni. È questo il motivo per cui alla fine il nuovo sistema di voto potrebbe convenire anche al Campo Largo. D’altronde, è il ragionamento di chi non crede all’indignazione del centrosinistra, a Schlein, potenziale leader del Campo Largo e dunque aspirante presidente del Consiglio, potrebbe servire una legge elettorale che le consenta di gestire politicamente il dissenso al posto suo. Lo Stabilicum, comunque, potrebbe aver bisogno in ogni caso di qualche modifica per evitare intoppi, spiega il professor Stefano Ceccanti, docente di Diritto pubblico comparato all’Università Roma La Sapienza: “Nella giurisprudenza costituzionale non vi è solo il tema di un eccesso di possibile disrappresentatività dovuta al premio, ma anche quello del tetto massimo in seggi. Il fatto che esso non sia stato sin qui rigidamente definito non significa che muoversi al di sopra del 54 per cento già certificato non comporti gravi rischi di censura”. (Public Policy)
@davidallegranti
(foto cc Palazzo Chigi)





