di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Il M5s ha infine il suo programma elettorale, da consegnare non ai posteri bensì alla coalizione del Campo largo. Gli iscritti al partito di Beppe Conte si sono espressi nel fine settimana su 159 quesiti, compreso quello sull’invio di armi all’Ucraina. Il 94,1 per cento ha votato contro il piano di riarmo europeo e il 91,8 per cento contro l’aumento della spesa per la difesa. Il 97,9 per cento ha votato a favore di una conferenza internazionale e del riconoscimento dello Stato di Palestina. “La nostra base ci ha dato un mandato chiaro, che assolveremo con determinazione” ha detto l’ex presidente del Consiglio durante il suo comizio milanese, affermando che “continuare a inviare armi significa allontanare la pace”.
Prima erano solo affermazioni in libertà del capo del M5s, con le quali però aveva dato la linea al suo partito in assenza di un pronunciamento ufficiale dell’elettorato. Adesso gli iscritti hanno rafforzato quella linea e Conte può rivendicare le scelte fatte in questi mesi. “Leggo i risultati dei quesiti anti-Ucraina dei 5 stelle. Risultati bulgari, si sarebbe detto. Immagino che le percentuali non saranno dissimili da quelle che riporterà Russia Unita alle elezioni”, ha detto il senatore del Pd, Filippo Sensi, riformista non bonacciniano che, a proposito delle sortite contiane (“Noi lavoreremo per la pace”), ha anche aggiunto “Sì, quella eterna degli ucraini. Se ne dovrà fare una ragione, porello. Il sostegno all’Ucraina, alla resistenza contro Putin, proseguirà. Solo chiacchiere e cinismo”. Dura anche Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ex Pd: “Io ho una sola domanda: come fanno partiti che si definiscono democratici ed europeisti a considerare ancora possibile una alleanza con un movimento che ha queste posizioni? Spiegatemelo”.
Il problema non è secondario, visto che Conte fa del no al sostegno militare all’Ucraina un valore non negoziabile. È la sua operazione politica speciale sul Pd in vista delle future, possibili o probabili, primarie. Magari Kiev è solo un pretesto per vincere la sfida finale sul Campo largo e tornare così a Palazzo Chigi da capo. Magari quella di Conte è soltanto una posizione strumentale, da rafforzare per mantenere il vantaggio rispetto a Elly Schlein. La dote maggiore di Conte è la sua trasversalità, come peraltro dimostrano i sondaggi sulle primarie. Il leader del M5s sa come modulare il proprio messaggio, d’altronde è uno che ha governato con la Lega e poi con il Pd senza soluzione di continuità. Sulla sicurezza dice cose che agitano il Pd, sulla politica estera uguale. Non basterà l’accordo sul salario minimo o sulle liste d’attesa in sanità per creare le pre-condizioni di un’alleanza politica alle elezioni politiche del dell’anno prossimo.
Schlein è convinta che siano di più le cose che uniscono il Campo largo di quelle che dividono. Viene citata costantemente la coalizione di destra, accomunata e tenuta in piedi – si dice – dalla passione per il potere. Ma il potere non è prerogativa solo della destra e in più la coalizione che governa Palazzo Chigi ha un elemento di stabilizzazione che la sinistra non ha: Giorgia Meloni. Il M5s ha un programma, il Pd non ancora. La coalizione, invece, non ha un leader riconosciuto e legittimato. Le primarie servono a questo, ma la posizione del M5s – sul no alle armi – è incompatibile con quella del Pd. La discussione dunque diventa tutta sui valori non negoziabili, il che complica molto la costruzione più che di un programma – sempre aggiustabile – di un progetto. Insomma, manca una visione. E la visione viene prima delle singole identità di partito, è ciò che spinge una coalizione a pensare di poter governare. Perché a vincere un’elezione sono capaci tutti, il problema è poi resistere per cinque anni. Meloni, nonostante tutto, ci sta riuscendo: il Campo largo rischia di sbandare alla prima curva sulla politica estera, vera cartina di tornasole per giudicare la compattezza di un’alleanza politica. Altrimenti quella “testardamente unitaria” rischia di essere una posizione puramente velleitaria. (Public Policy)
@DavidAllegranti





