Midterm, la disfatta di Trump. Cercansi conservatori coraggiosi

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – È finita così, è finita che Donald Trump, il Commander-in-Tweet, ha perso le elezioni di midterm. Un capolavoro politico di rara audacia: il presidente degli Stati Uniti ha perso persino in Texas, dove James Talarico – 37 enne ex seminarista – ha conquistato il seggio del Senato battendo l’ultrà trumpiano Ken Paxton. Non solo: in Michigan, al Senato, ha vinto il democratico Abdul El-Sayed, che ha battuto Mike Rogers, altro ultrà trumpiano.

Il presidente degli Stati Uniti mantiene il controllo del mondo MAGA, imponendo candidati a lui più fedeli e leali. Ma la realtà, là fuori, fuori dalla Casa Bianca beninteso, è più complicata. Naturalmente, Trump non va dato per spacciato. Quante volte è riuscito politicamente a risorgere negli ultimi dieci anni? Resta da capire che cosa farà oggi il partito Repubblicano.

Trump ha usato fin dal 2016, e ancora di più negli ultimi anni, il pugno d’acciaio sul GOP, partito che ha conquistato ed egemonizzato, piegandolo culturalmente e politicamente. Il risultato è che i candidati da lui indicati nelle primarie repubblicane hanno vinto la competizione interna, salvo poi perdere l’unica gara che conta: quella per la conquista del seggio parlamentare. John McCain si vergognerebbe – e prima di lui tanti altri – per quello che è diventato il suo partito, ma non si lascerebbe abbattere dal mondo MAGA. Ci sarà qualcuno tra i conservatori pronto – oggi, non domani – ad alzare la testa contro Trump? (Public Policy)

@davidallegranti

(foto cc White House)