di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – È la settimana decisiva per la legge elettorale. Una volta approvata (o bocciata, come ipotizza qualcuno sottolineando un eventuale calcolo di Giorgia Meloni), la legislatura entrerà nella sua fase finale. Non è chiaro ancora quando ci saranno le elezioni. A scadenza naturale o anticipatamente, in primavera? Questi giorni saranno decisivi anche per comprendere meglio la curvatura della campagna elettorale, che di fatto è già iniziata. Da tempo, oltretutto, almeno dal referendum costituzionale sulla giustizia. Entrambe le coalizioni hanno non pochi problemi da affrontare. Problemi di assetto, fra gli altri. A destra il generale in pensione Roberto Vannacci agita i sonni della coalizione che governa Palazzo Chigi, a sinistra è in corso invece un dibattito acceso, tuttora incardinato sulla politica estera.
Il sostegno all’Ucraina divide il Campo largo. Ma anche il cosiddetto perimetro della coalizione è un problema. La presenza di Matteo Renzi nel sinistra-centro – ambita, ricercata dallo stesso fondatore di Italia viva – è vista con sospetto da Giuseppe Conte, che dice a Elly Schlein di farsi garante del suo ingresso nell’alleanza. In sostanza, Conte vuole che Schlein si assuma la responsabilità di far entrare un leader di partito considerato poco affidabile, pronto, come dice Chiara Appendino, a “tradire” la coalizione al primo momento utile. “La nostra sarà un’alleanza inclusiva, ma non è che uno vale uno. Siamo il primo partito della coalizione e abbiamo il doppio dei voti delle altre forze. Generosi sì, ingenui no”, ha detto la leader del Pd Elly Schlein cercando di tenere a bada gli animal spirits del contismo. Renzi da tempo sta cercando di mostrarsi rispettoso di tutti, persino di suoi ex avversari come i Cinque Stelle. Afferma che è da ingenui pensare di poter fare politica dicendo “questo sì, questo no”, perché per vincere le elezioni contro Meloni serve l’apporto di tutti. Lo spiega anche ai suoi elettori, anche ai suoi ex elettori, poco propensi al dialogo con Conte. Il leader del reddito di cittadinanza, del superbonus, dei decreti Sicurezza. Cose che non si possono cancellare nell’arco di un mattino, ovviamente.
È anche per questo che Renzi alla Leopolda, che si è conclusa domenica, ha rivolto un appello agli elettori centristi e di Forza Italia: per riequilibrare una coalizione troppo spostata a sinistra servono voti freschi dai partiti liberaldemocratici. “Lanciamo un appello a tutti i riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnale arriverà a breve”. Pronta la replica di Antonio Tajani, leader di Forza Italia: “Il centro è uno solo: Forza Italia. La casa dei moderati, pilastro del centrodestra fondato da Silvio Berlusconi”. Replica anche Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria: “Ho stima per Matteo Renzi, ma sbaglia completamente l’analisi dell’attuale scenario politico. Che mai dovrebbero farci riformisti e liberali in una coalizione a guida Schlein e Conte?”.
La domanda finisce sul taccuino del cronista, anche perché potrebbe tornare utile qualora Vannacci alla fine entrasse nella maggioranza che attualmente governa Palazzo Chigi. Potrebbero mai gli esponenti di Forza Italia sopravvivere a sé stessi e alla propria storia in una coalizione con il fondatore di Futuro nazionale? Renzi non si limita comunque a lanciare appelli, cerca anche di agitare lo spettro dello sbarco al Quirinale di un sovranista pronto ad abbattere a colpi di remigrazione le frontiere europee: “Vogliamo vincere per evitare che Salvini torni al Viminale e che l’Italia continui a essere subalterna alle politiche MAGA di Donald Trump. Per questo diciamo con forza al centrosinistra che dobbiamo parlare al ceto medio non agli ego dei leader”, scrive Renzi nella sua eNews. (Public Policy)
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