ROMA (Public Policy) – Nella seduta di insediamento del comitato ristretto istituito in commissione Giustizia al Senato per tentare di dar vita a un testo condiviso sul ddl di “Modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso”, mercoledì, i gruppi hanno sostanzialmente espresso la propria posizione.
“Il punto di partenza deve essere il consenso, dobbiamo mettere nero su bianco una giurisprudenza che è ormai consolidata ma soltanto in Cassazione”, ha commentato a margine dei lavori la senatrice del M5s Ada Lopreiato. “Sembrerebbe che la maggioranza sia disponibile a fare un passo indietro sul dissenso – aggiunge – Siamo speranzosi”.
Per Valeria Valente, del Pd, ok ai lavori purché si parta dal testo della Camera. “Non è una posizione di principio, ma una posizione per cui ci sentiamo supportati dalle moltissime delle audizioni fatte, che hanno convenuto che il concetto di consenso può essere tranquillamente inserito nella norma. Oggi sono le donne a vivere un calvario giudiziario. Se partiamo da questo assunto e lo condividiamo come dato di realtà allora forse possiamo pensare di poter fare un passo in avanti. Ma dobbiamo fare una norma che più di quella di oggi aiuti la parte offesa e convinca più donne a denunciare”, aggiunge.
Da Avs, Ilaria Cucchi ribadisce che il testo Bongiorno “è irricevibile perchè offende le donne”. “Non c’è nessuna possibilità di arrivare ad una sintesi condivisa. L’unica cosa che si può fare è tornare al testo Camera sul consenso libero e attuale”, aggiunge.
Posizioni espresse – secondo quanto appreso – anche di fronte alla proposta di Julia Unterberger, del gruppo per le Autonomie, che ha portato in commissione la sua “soluzione di compromesso”.
In particolare, Unterberger ha presentato due proposte che – sostanzialmente – correggono l’ultima versione del ddl Bongiorno. “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da 6 a 12 anni”, si legge nella proposta Unterberger.
Nella proposta depositata, poi, “la volontà contraria” prevista dal ddl Buongiorno viene sostituita da “la mancanza di consenso” e si prevede che “il dissenso” o “la mancanza di consenso” devono essere “riconoscibili” e valutati “tenendo conto della situazione e del contesto”.
“Per noi è fondamentale che che ci sia la volontà della donna al centro, se poi il testo è formulato in maniera positiva, cioè con il consenso, o negativa, cioè con il dissenso, a noi non cambia nulla”, spiega Unterberger a Public Policy.
“A mio avviso – aggiunge – entrambe le proposte sono un grande passo in avanti, rispetto alla situazione attuale in cui la volontà della donna non viene menzionata”.
Dalla maggioranza, però, l’intenzione è quella di ispirarsi proprio al testo della relatrice. “Noi partiamo dal testo della relatrice, l’ultimo – commenta Susanna Donatella Campione di FdI – ma il comitato serve a trovare una sintesi. Si parte e ci auguriamo di trovare una sintesi che possa incontrare la volontà di tutti i gruppi che siedono in Senato”. Si tratta di riscriverlo? “Non si può escludere, siamo aperti a tutte le possibilità”, conclude. (Public Policy) MAR





