Cosa c’è dentro il dl Pa: dal contrasto al caporalato al fondo post Pnrr

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di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – Si compone di 26 articoli suddivisi in 5 capi il decreto legge Pa recante “disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile”, licenziato dal Cdm il 4 agosto scorso. Il testo, si ricorda, dopo una prima presentazione al Senato, è stato ripresentato alla Camera, dove è ancora in attesa di essere assegnato alle commissioni competenti. Tre i principali settori di intervento: gli Enti pubblici, la Pubblica amministrazione (sanità e scuola incluse) e la riscossione locale; il contrasto all’evoluzione del fenomeno bradisismico nei Campi Flegrei; la prevenzione sismica e la ricostruzione post calamità.

Espunte dal testo, invece, le misure sugli imballaggi che erano circolate in una prima bozza e che sono invece confluite in un decreto a sé stante presentato alla Camera. È nel capo I relativo alla Pa, invece, che trovano spazio le misure di contrasto al caporalato in agricoltura e le disposizioni urgenti in materia di disabilità. Nel decreto, poi, hanno trovato ospitalità diverse proposte che erano state presentate come emendamenti al dl Giustizia e Immigrazione (Patto Ue), poi licenziato dal Parlamento con fiducia e senza modifiche.

FERIE NELLA PA: VIA IL DIVIETO DI MONETIZZAZIONE (MA SOLO IN CASI SPECIFICI), STOP A INDENNITÀ SE NON FRUITE PER SCELTA

Il primo articolo del testo interviene in materia di ferie spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche nonché delle autorità indipendenti ivi inclusa la Consob sopprimendo la previsione per cui le ferie non fruite non diano luogo “in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”. Verrebbe dunque rimosso il divieto assoluto di monetizzazione delle ferie non godute, ma si prevede anche che “la mancata fruizione delle ferie che dipenda dalla scelta consapevole del lavoratore, con onere della prova a carico del datore di lavoro, non comporta la corresponsione di trattamenti economici sostitutivi alla cessazione del rapporto di lavoro”.

Viene confermato che le ferie “devono essere obbligatoriamente fruite dal personale secondo quanto previsto dagli ordinamenti vigenti” e si esclude in linea generale “la possibilità di monetizzazione delle stesse, salvo il caso di cessazione del rapporto di lavoro”, si legge nella relazione tecnica. Se le ferie non vengono godute per scelta consapevole del lavoratore “non spetta alcuna indennità”. Le disposizioni si applicano a partire dal periodo di ferie maturato dopo l’entrata in vigore del decreto.

PERFORMANCE, DISTACCHI, PERMESSI SINDACALI

Il dl prevede poi che le pubbliche amministrazioni possano applicare “fino al 31 dicembre 2026, le procedure di inquadramento in ruolo, ivi previste, per il personale in servizio a tempo indeterminato che si trovi in posizione di comando, a qualsiasi titolo”, inclusi gli incarichi di staff. In sostanza, sarà possibile procedere alla stabilizzazione di personale già assunto presso la Pa che sia però “distaccato” in un altro Ente.

Via libera, poi, all’utilizzo delle ore di permesso sindacale in forma cumulata, per ottenere uno o più distacchi. Si prevede poi che “le economie derivanti dalla riduzione della retribuzione collegata alla performance del personale dirigenziale, accertate dagli organi di controllo, siano destinate all’incremento delle risorse per la formazione del medesimo personale”.

UN NUOVO FONDO PER I PROGETTI ESCLUSI DALLE RIMODULAZIONI DEL PNRR

Come chiarito dalla relazione tecnica, il decreto istituisce per l’anno 2026 un Fondo, nello stato di previsione del ministero del Lavoro, finalizzato a finanziare i progetti che non possono più trovare copertura a valere sul Pnrr per effetto della rimodulazione. Il fondo avrà una dotazione finanziaria di 187,5 milioni di euro (elevata a 232,5 in termini di saldo netto da finanziare).

Le risorse, si evince dalla relazione tecnica, saranno reperite attraverso una riduzione del contributo alle Regioni per i centri per l’impiego (90 milioni) e attraverso una ricalibrazione dei fondi per l’Assegno di inclusione (per l’assegno in sé e per i relativi incentivi, per un complesso di 122,5 milioni di euro).

Sempre in materia di rimodulazione del Pnrr, entra nel dl anche una norma per permettere al Mit la gestione diretta delle risorse oggetto di rimodulazione, dando tempestiva attuazione agli investimenti, attraverso atti amministrativi di ripartizione a favore dei soggetti attuatori. In particolare, l’integrazione finanziaria riguarda 153,46 milioni di euro per l’acquisto di treni regionali a zero emissioni, 26,54 milioni di euro all’interno del capitolo RePowerEU per il trasporto ferroviario, 108 milioni di euro per treni diagnostici ad alta tecnologia e 180 milioni di euro per il miglioramento delle stazioni ferroviarie.

500 NUOVI AGENTI POLIZIA PER CONTROLLO FRONTIERE

Per il potenziamento dei servizi di controllo delle frontiere e dei flussi migratori, anche relativi allo svolgimento delle verifiche preliminari di identità, di sicurezza e delle operazioni di rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico”, previsto dal dl Giustizia e Patto Ue in via di conversione, “svolte dagli uffici di polizia di frontiera e dalle questure, è autorizzata nel limite della dotazione organica, in aggiunta alle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, l’assunzione straordinaria di cinquecento unità nel ruolo iniziale di agenti e assistenti della Polizia di Stato non prima del 1° dicembre 2026″, si legge nel testo.

LOTTA AL CAPORALATO: PROROGA COMMISSARIO STRAORDINARIO. ARRIVA PIANO PLURIENNALE PER ALLOGGI

Tra le principali novità contenute nel decreto, entrano certamente gli “interventi volti al superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”, per cui si prevedono in sostanza due interventi: la proroga al 31 dicembre 2030 del commissario straordinario e della struttura commissariale e la nuova funzione assegnata, quella di definire un “piano straordinario pluriennale di interventi di investimento per rendere disponibili alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali in agricoltura, in possesso di cittadinanza italiana o di altro Stato membro dell’Unione Europea ovvero di permesso di soggiorno che consenta l’attività lavorativa, con l’obiettivo di contrastare e superare gli insediamenti abusivi presenti sull’intero territorio nazionale”.

Al fine di attuare gli interventi previsti, “è disposta l’assegnazione di risorse a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione nel limite massimo di 60 milioni di euro” (nella bozza si parlava invece di “150 milioni di euro”). (Public Policy)

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@BorgheseMarta