di Giada Scotto
ROMA (Public Policy) – Riprenderà a settembre, in commissione Trasporti alla Camera, l’iter del disegno di legge di riforma della governance portuale. Subito prima della pausa estiva, lunedì 3 agosto, è scaduto il termine per la presentazione delle proposte emendative, che sono state 622. La maggior parte degli emendamenti è arrivata dal Pd, che ne ha presentati 237, seguito da Fratelli d’Italia, con 121. La Lega ne ha presentati 39, mentre Forza Italia 16.
Alla ripresa dei lavori, il primo passaggio sarà la seduta della commissione per la comunicazione degli emendamenti ritenuti inammissibili, che, secondo quanto appreso da Public Policy, dovrebbe tenersi martedì 8 settembre. Dopodiché, sempre a quanto apprende Public Policy, è probabile che si proceda con le segnalazioni.
Non sono tuttavia pochi i nodi da sciogliere, su cui i vari gruppi parlamentari hanno provato ad intervenire in fase emendativa.
IL MODELLO “IBRIDO” DELLA PORTI D’ITALIA SPA
Uno dei passaggi più attenzionati è quello riguardante il modello “ibrido” della società Porti d’Italia spa, chiamata ad occuparsi dello sviluppo e della promozione della rete della portualità nazionale.
Porti d’Italia, si ricorda, è una spa a partecipazione pubblica, con un capitale sociale iniziale di 10 milioni, interamente sottoscritto dal Mef. Si tratta tuttavia di una società che combina strumenti privatistici e prerogative pubblicistiche.
Porti d’Italia opera infatti secondo un doppio regime: da una parte, in regime di concessione, come una sorta di “braccio operativo” pubblico. Lo Stato le affida per 99 anni, secondo quanto stabilito nel ddl, il compito esclusivo di realizzare gli investimenti strategici di rilevanza nazionale e internazionale per le infrastrutture primarie e per la manutenzione straordinaria dei porti. Investimenti in servizi considerati “di interesse economico generale”, per cui viene deciso di sottrarli al libero mercato e di affidarli alla Porti d’Italia, così da assicurarsi che vengano realizzati seguendo una strategia nazionale unitaria.
La riforma assegna però alla Porti d’Italia anche una “seconda identità”, quella di un’impresa che può muoversi come un privato, ossia in regime di mercato. Al di fuori del perimetro della concessione, la Porti d’Italia può infatti operare sia in Italia che all’estero in regime di libera concorrenza per servizi di progettazione, ingegneria, consulenza e interventi intermodali.
In questo caso, PdI opera come un’azienda specializzata che vende le proprie competenze. Per questo, la riforma stabilisce l’obbligo di contabilità separata, per cui PdI deve avere bilanci e registri contabili distinti per le due attività.
Su questo punto, sono arrivati emendamenti bipartisan. Forza Italia, Noi moderati, Pd e Avs chiedono di eliminare la disposizione secondi cui Porti d’Italia potrà svolgere, accanto alle attività in regime di concessione, “attività in regime di mercato”. Le proposte di modifica sono a firma Francesca Ghirra (Avs), Andrea Casu (Pd), Alessandro Colucci (Nm) e Maria Paola Boscaini (FI).
Con altri quattro identici emendamenti presentati da Forza Italia (a prima firma Alessandro Cattaneo), Fratelli d’Italia (a prima firma Massimo Milani), Pd (a prima firma Andrea Casu) e Misto-+Europa (a firma Luca Pastorino) non si chiede di eliminare interamente la disposizione ma il passaggio del testo nel quale è previsto che la Porti d’Italia svolga “in regime di mercato”, all’estero o in Italia, “attività di progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali attinenti alle attività marittime e portuali”.
Conseguentemente, si chiede di eliminare il passaggio in cui è previsto che la Porti d’Italia possa, al di fuori dell’ambito della concessione, operare, direttamente o attraverso società, consorzi o imprese partecipate, per “la progettazione e la realizzazione di opere infrastrutturali attinenti alle attività marittime e portuali”. Resterebbe invece valida, per la società, la possibilità di operare al di fuori dell’ambito della concessione, direttamente o attraverso società, consorzi o imprese partecipate, per “effettuare consulenze, studi, ricerche e prestazioni di servizi, anche di ingegneria, nel settore delle infrastrutture portuali, anche intermodali”.
In due emendamenti a prima firma Massimo Ruspandini e Valentina Ghio, Fratelli d’Italia e Pd chiedono che le attività svolte da Porti d’Italia in regime di mercato siano consentite “esclusivamente” nel rispetto di una separazione societaria, patrimoniale, organizzativa e contabile rispetto alle attività svolte in regime di concessione, e che sia “vietato” il trasferimento, anche indiretto, di risorse, garanzie, personale, banche dati, mezzi finanziari o altre utilità derivanti dalla concessione a favore delle attività svolte in regime di mercato.
Con tre identici emendamenti, Fratelli d’Italia, Avs e Pd chiedono di specificare, nel testo base del provvedimento, che la costituenda Porti d’Italia sia titolare di diritti speciali ed esclusivi “limitatamente alle attività svolte in regime di concessione” e “nei limiti strettamente necessari all’adempimento degli obblighi di servizio pubblico specificamente individuati dalla convenzione di concessione”.
Nelle proposte di modifica, a prima firma Carmine Fabio Raimondo (FdI), Francesca Ghirra (Avs) e Valentina Ghio (Pd), si chiede inoltre che le azioni della Porti d’Italia attribuite al ministero dell’Economia e delle finanze siano “inalienabili” e non possano “formare oggetto di pegno, usufrutto, vincoli o altri diritti a favore di terzi”.
IL MANTENIMENTO DEL CONTROLLO PUBBLICO DI PORTI D’ITALIA
In più emendamenti, arrivati sia dai gruppi di maggioranza che da quelli di opposizione, si chiede inoltre di esplicitare nel testo del provvedimento che la Porti d’Italia resterà a controllo pubblico.
Nel dettaglio, Forza Italia, con una proposta di modifica a prima firma Andrea Caroppo, chiede di chiarire che l’intero capitale sociale della società sia “detenuto esclusivamente dallo Stato, per il tramite del ministero dell’Economia e delle finanze” e che “le azioni della società non possono essere trasferite, direttamente o indirettamente, a soggetti diversi dallo Stato”.
Per Forza Italia deve essere altresì “vietata qualsiasi operazione societaria che comporti, anche indirettamente, l’ingresso nel capitale sociale, di soggetti diversi dallo Stato”. “Restano consentite – si legge ancora – le operazioni societarie che non alterino la titolarità esclusivamente pubblica dell’intero capitale sociale”.
Anche Avs, con un emendamento a prima firma Francesca Ghirra, chiede di specificare che “l’intero capitale sociale della società appartiene esclusivamente al Ministero dell’economia e finanza” e che le azioni della Porti d’Italia S.p.A. “sono inalienabili, indisponibili e non possono essere cedute, direttamente o indirettamente, a soggetti privati, né possono costituire oggetto di conferimento, pegno o altri vincoli reali”.
La Lega, con una proposta di modifica leggermente differente (a prima firma Andrea Dara), chiede di specificare che il Mef mantenga “il controllo pubblico” delle azioni che gli sono attribuite e che “eventuali operazioni di cessione, trasferimento, conferimento o comunque idonee a modificare l’assetto proprietario della società, nonché eventuali aumenti di capitale con ingresso di soggetti diversi da amministrazioni pubbliche o società a controllo pubblico, sono consentiti esclusivamente sulla base di una espressa previsione di legge, ferma restando la permanenza del controllo pubblico sulla società”.
Fratelli d’Italia, con una proposta a firma Enzo Amich, chiede che sia “fatto divieto” al Mef di “cedere, anche parzialmente, o trasferire a qualsiasi titolo le azioni di cui è titolare”. “È parimenti fatto divieto alla società Porti d’Italia Spa – si legge ancora – di partecipare a società, anche di scopo, insieme a soggetti privati nell’ambito delle attività oggetto di concessione”.
In due identici emendamenti di Lega (a prima firma Riccardo Augusto Marchetti) e Misto-+Europa (a firma Luca Pastorino) si chiede infine di aggiungere al testo base del provvedimento come sia “fatto divieto di cedere quote del capitale sociale della società a soggetti privati o ad altre società controllate o partecipate dallo Stato”.
TRASFERIMENTO RISORSE ADSP A PORTI D’ITALIA
Tra i nodi da sciogliere c’è anche quello che riguarda il trasferimento di parte delle risorse – e del personale (su cui torneremo nel prossimo paragrafo) – delle Autorità di sistema portuale alla Porti d’Italia spa.
La riforma prevede l’istituzione di due Fondi, il “Fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo” e il “Fondo di funzionamento della società Porti d’Italia S.p.A.”, rispettivamente per finanziare le opere che la Porti d’Italia realizzerà e per coprire le spese operative e i costi di gestione della società stessa.
Questi fondi, secondo quanto previsto, saranno alimentati da una quota (compresa “tra il 15 e il 25 per cento”) dei proventi che derivano dalla riscossione, da parte delle Adsp, delle tasse di ancoraggio, delle tasse portuali sulle merci sbarcate e imbarcate e delle tasse per il rilascio delle autorizzazioni per operazioni portuali.
Alcuni emendamenti delle forze di maggioranza puntano a ridurre tale quota. Fratelli d’Italia, con una proposta emendativa a firma Gaetana Russo, chiede che la percentuale sia “non superiore al 3 per cento”, mentre Forza Italia, con un emendamento a prima firma Andrea Caroppo, chiede che si preveda una percentuale “dal 5 al 10 per cento”.
Nel testo di Forza Italia si chiede inoltre di prevedere che possano essere destinate ai due Fondi, in aggiunta alle quote previste, “risorse rinvenienti dall’avanzo di amministrazione disponibile ovvero da economie di bilancio delle Autorità di sistema portuale non destinate al finanziamento di opere, interventi o spese già programmate, nel rispetto degli equilibri di bilancio e della normativa contabile vigente e comunque in misura non superiore al 15 per cento del totale delle risorse”.
Diversi anche gli emendamenti sul tema presentati dalle opposizioni: tra questi, il Pd, con una proposta di modifica a prima firma Valentina Ghio, chiede che agli oneri derivanti dal funzionamento e dalla gestione di Porti d’Italia S.p.A. si provveda “esclusivamente mediante apposito stanziamento a carico dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, senza nuovi o maggiori oneri a carico dei bilanci e delle entrate proprie delle Autorità di sistema portuale”.
TRASFERIMENTO PERSONALE ADSP A PORTI D’ITALIA
L’altro punto attenzionato, come annunciato, riguarda il trasferimento del personale. Nel testo base del provvedimento, si ricorda, è prevista l’autorizzazione del trasferimento alla Porti d’Italia di “una quota di personale delle Autorità di sistema portuale non superiore al 25 per cento con il contestuale trasferimento delle risorse finanziarie corrispondenti al trattamento retributivo del medesimo personale”, con “la garanzia della conservazione della posizione giuridica, economica e previdenziale maturata alla data del trasferimento”.
Con tre identici emendamenti, Fratelli d’Italia, Avs e Pd chiedono di inserire ulteriori aspetti tra quelli da valutare per l’individuazione del contingente complessivo delle unità professionali – e delle relative risorse finanziarie – da trasferire.
In particolare, nelle proposte emendative a prima firma Antonio Baldelli (FdI), Francesca Ghirra (Avs) e Anthony Barbagallo (Pd), si chiede di tener conto della “necessità di non pregiudicare la continuità operativa, tecnica e amministrativa delle Autorità di sistema portuale”, delle “modalità di rientro del personale presso l’Autorità di sistema portuale di provenienza al termine dell’esigenza progettuale o in caso di soppressione della funzione assegnata, previo accordo con il lavoratore interessato”, e delle “procedure di informazione e confronto con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative”.
Con un emendamento a prima firma Roberto Traversi, Fratelli d’Italia chiede che il trasferimento alla Porti d’Italia S.p.A. di personale delle Autorità di sistema portuale possa avvenire “esclusivamente su base volontaria, previo consenso espresso del lavoratore interessato, nel rispetto dei diritti acquisiti e degli accordi sindacali vigenti”.
In una proposta di modifica a prima firma Gaetana Russo, Fratelli d’Italia chiede inoltre che il trasferimento alla Porti d’Italia di personale delle Autorità di sistema portuale sia subordinato “all’approvazione di un piano di reintegro o sostituzione delle professionalità trasferite, anche mediante procedure assunzionali straordinarie autorizzate dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti”. (Public Policy)
@GiadaScotto





