di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Il Campo Largo è ancora un’ipotesi. Ieri Elly Schlein, Beppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno congiuntamente diffuso una foto postprandiale che ha scatenato una parte dell’opposizione, per via dell’assenza di Matteo Renzi. Carlo Calenda non si è risparmiato la battuta (“Era sotto il tavolo?”), lo stesso Renzi ha spiegato di non essersela presa troppo perché quella è la “sinistra-sinistra” e lui vuole rappresentare la parte riformista della coalizione. Il problema è che la coalizione al momento non c’è, si sa soltanto che l’8 e il 15 luglio arriveranno delle novità. Di che tipo non è dato sapere – forse sul programma, forse sulle primarie – i quattro leader della “sinistra-sinistra” ci aggiorneranno a tempo debito.
Nel frattempo c’è da ricostruire un’agenda politica, anche se la segretaria del Pd è convinta che la base di partenza sia solida. Ovvero? Lo ha spiegato pochi giorni fa, dopo l’incontro con Romano Prodi, durato due ore e mezza: “Non partiamo da zero, insieme abbiamo presentato una proposta per boicottare i prodotti israeliani e l’abbiamo presentata tutti insieme. Perché l’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra. Su queste cose abbiamo fatto passi grandi avanti”. Non mancano tuttavia le differenze, finanche profonde, come sa anche il più distratto degli osservatori. Solo di recente, è sulla patrimoniale che il Campo più o meno Largo è andato in fibrillazione (anche a voler escludere Renzi dall’assetto, è stato Conte a dire che no, la patrimoniale non è una priorità della coalizione e non è nel programma, dopo il passo in avanti di Schlein, che l’aveva per l’ennesima volta riproposta; alla fine pure lei è dovuta tornare a più miti consigli, nonostante la concordanza della premiata ditta Bonelli&Fratoianni).
Al centrosinistra piacciono molto le foto di gruppo che dovrebbero simbolicamente rappresentare qualcosa, come quella di Vasto del 2011; l’intenzione stavolta è di mostrare che non c’è solo il destra-centro al lavoro in vista delle elezioni politiche del 2027, preso com’è da tutti i problemi che l’incursore Roberto Vannacci sta creando. C’è anche la coalizione progressista. Sì, ma Renzi? Ancora ci sono dubbi su di lui, nonostante il leader di Italia viva, oggi nota come Casa Riformista, abbia fatto di tutto per farsi accettare dal gruppo. Conte si sente il padrone di casa, dice di non volere “accozzaglie” l’anno prossimo. L’accozzaglia dunque sarebbe rappresentata dal Campo Largo extended version, con l’allargamento a centristi e centrini, alcuni di loro in cerca d’autore.
L’alleanza Pd-M5s-Avs non sembra essere tuttavia sufficiente a superare la coalizione che attualmente governa Palazzo Chigi. È con questo argomento che Renzi prova a convincere gli ancora scettici alleati, che hanno molti argomenti ancora da affrontare. A partire dalla pianificazione delle primarie, alle quali potrebbero partecipare Schlein, Conte e qualcuno più moderato, libdem, centrista, insomma ci siamo capiti. L’impressione però è che in questa fase stiano cercando un’unità di intenti anzitutto i leader più spostati a sinistra, appunto, spostando più in là il dialogo con eventuali alleati centristi, peraltro assai desiderosi di essere presi in considerazione. Renzi vuole dimostrare di essere determinante per vincere le elezioni, e ragionevolmente lo ripeterà spesso nelle prossime settimane, ma il Campo più o meno Largo sta cercando di capire quanto potrebbe fare a meno di lui. Certo, sarebbe una beffa per un leader che ha passato gli ultimi mesi a fare il portavoce non ufficiale del Campo Largo, megafono dell’alternativa a Giorgia Meloni. (Public Policy)
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