Lavoro e Piano Casa: cosa prevedono gli ultimi dl

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ROMA (Public Policy) – Il via libera al decreto 1° maggio è arrivato martedì scorso dal Consiglio dei ministri. Un pacchetto da circa 934 milioni di euro che punta, secondo l’Esecutivo, a sostenere la contrattazione di qualità e contrastare il caporalato digitale. Seppure il Governo abbia rinunciato a dare attuazione alla delega sui salari, recupera l’intervento sul “salario giusto” proprio all’interno di questo decreto definendolo come il trattamento economico complessivo stabilito dai contratti siglati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. E impedendo alle aziende di accedere agli incentivi per l’occupazione se non riconoscono ai propri dipendenti il salario giusto.

Il decreto, infatti, proroga fino a fine anno i bonus donne, giovani e Zes e introduce anche un incentivo alla stabilizzazione dei contratti degli under 35 e l’esonero contributivo per le imprese che favoriscono la conciliazione tra famiglia e lavoro.

Altro tassello del decreto è il tentativo di spingere il rinnovo dei contratti collettivi: se non rinnovati entro un anno dalla scadenza scatterà l’adeguamento automatico delle retribuzioni al 30% dell’inflazione. La norma, tuttavia, è stata limata prima del via libera in Cdm. In una delle prime bozze, infatti, si stabiliva che “gli incrementi retributivi previsti in sede di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti decorrono dalla data di scadenza naturale del precedente contratto”.

Adesso, invece, si lascia alle parti piena libertà di “disciplinare in sede di rinnovo le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica del periodo intercorrente tra la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro e la sottoscrizione del relativo rinnovo”.

Per contrastare il caporalato digitale e tutelare quindi la categoria dei rider, invece, arriva una stretta per le piattaforme. Ma soprattutto si introduce una presunzione di subordinazione stabilendo che “quando emergono indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante gestione algoritmica, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria”.

A completare l’intervento è il decreto, varato due giorni dopo, sul Piano casa. Un ulteriore tassello della strategia del Governo, lo ha definito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il provvedimento punta a rendere disponibili 100 mila alloggi in 10 anni con 10 miliardi di euro a cui si somma il contributo dei privati coinvolti nel Piano casa.

Il decreto, infatti, si muove su tre direttrici: edilizia residenziale pubblica, housing sociale e coinvolgimento dei privati per mettere sul mercato immobili a prezzi calmierati.

Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica, l’obiettivo è quello di recuperare circa 60 mila alloggi attraverso interventi di ristrutturazione per cui vengono destinati 5 miliardi di euro. Il provvedimento punta non solo ad affittarli, ma anche a dare agli inquilini la possibilità di riscattarli nel tempo con la formula “rent to buy”.

Secondo ambito di intervento del Piano è l’housing sociale per il quale sarà Invimit a rivestire un ruolo cruciale gestendo le risorse (nazionali ed europee) che saranno insieme a Regioni e Comuni saranno indirizzate al recupero del patrimonio immobiliare pubblico. Infine, il decreto punta a coinvolgere anche i privati nel suo piano casa garantendo ai costruttori una serie di semplificazioni burocratiche a patto che almeno il 70% degli immobili sia destinato all’edilizia convenzionata con prezzi più bassi del 33% rispetto a quelli di mercato. (Public Policy) GPA

(foto cc Palazzo Chigi)