di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Le primarie nel Campo largo sono un caso, se non un caos. Ancora non c’è una decisione ufficiale (si fanno o non si fanno?) e non ci sarà almeno prima di un mese. Il M5s d’altronde sta scrivendo il suo programma attraverso un percorso partecipativo (Nova) e il 19 e 20 settembre ci sarà l’evento finale. Il partito di Giuseppe Conte è favorevole alla competizione interna fra leader del sinistra-centro per individuare il capo, nel Pd invece si sta muovendo una sorta di schieramento anti-primarie.
Roberto Speranza, ex ministro della Salute, dice che le primarie dividono perché gli elettori del concorrente sconfitto non andrebbero a votare e questo inevitabilmente danneggerebbe la coalizione. Non è l’unico. Altri invece pensano che il dibattito sulle primarie vada fermato subito per evitare che diventi stucchevole. “Ogni giorno in cui si mettono in discussione le primarie”, ha detto Stefano Bonaccini, presidente del Pd, a QN, “si producono danni. Secondo me vanno fatte in una coalizione in cui si possano fare avanti in molti e con il doppio turno per rafforzare le relazioni tra i partiti e gli elettori che partecipano”.
Prima delle primarie però ci sarebbe da risolvere un problema antico e riguarda l’identità politica del Campo largo: se c’è il progetto, c’è la coalizione. Ma se non c’è un accordo tra i partiti, ci può essere un programma di coalizione? Le divergenze fra Pd e M5s partono da qui e riguardano temi come la politica estera e il fisco, fra gli altri. Il centrosinistra dunque può fare tutte le primarie che vuole, ma se non capisce preliminarmente qual è la visione comune ai partiti che dovrebbero comporre l’alleanza rischia di andare davvero da poche parti.
La maggioranza di Palazzo Chigi non ha questo problema. Ha un leader riconosciuto e nonostante le idee differenti (anche sulla politica estera) ha trovato una modalità di convivenza politica che le permette di governare da quattro anni. L’opposizione di solito obietta che la destra sta insieme solo per il “potere”, come se fosse una parolaccia. Magari è così, ma il “potere” serve a realizzare programmi elettorali e qui il problema principale del Campo largo è che non riesce a procedere, fra troppe linee di frattura, in una direzione precisa. Nel loro caso, insomma, nemmeno il “potere” potrebbe bastare. (Public Policy)
@davidallegranti





