Legge elettorale, ok al voto fuori sede. Sì unanime alla Camera

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di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – “È istituito, presso l’ufficio elettorale di ciascun comune, l’elenco degli elettori fuori sede” che sono ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio “per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione”.

“Entro il 31 dicembre di ciascun anno gli elettori che per motivi di studio e di lavoro sono temporaneamente domiciliati in un Comune situato in una Regione diversa da quella in cui si trova il Comune di iscrizione elettorale, possono chiedere l’iscrizione nell’elenco” degli elettori al fine di votare per le consultazioni politiche, europee e referendum. Una richiesta che gli elettori possono fare se “la durata della permanenza prevista è di almeno 9 mesi”.

È quanto prevedono l’emendamento unitario di centrodestra (a prima firma di Fabio Roscani, di FdI) e il subemendamento della commissione Affari costituzionali alla legge elettorale, che lo riformula in parte, sulla disciplina del voto fuori sede.

Una riformulazione che è stata approvata all’unanimità, con 353 voti favorevoli su 353 votanti. Ok unanime anche all’emendamento, con 349 presenti e votanti. Nelle dichiarazioni di voto in aula, infatti, tutti i gruppi hanno annunciato il sostegno alla proposta, nonostante le opposizioni non la considerino ottimale.

“C’è la volontà di abbattere a picconate i muri che si mettono davanti alla partecipazione delle persone. Sono ben contento che il centrodestra abbia trovato unità su questo tema. I giovani italiani aspettano che la politica muova dei passi nella loro direzione, il Governo Meloni ne sta muovendo parecchi”, ha detto in aula il proponente Fabio Roscani (FdI).

Rispetto a quanto previsto nel testo originario, si introduce una “finestra mobile” per la richiesta e si riduce a tre mesi il periodo di domicilio necessario per gli elettori che ne fanno richiesta per motivi di cura.

“Gli elettori che hanno maturato la condizione di fuori sede dopo la data del 31 dicembre, entro trenta giorni dalla data in cui i requisiti di fuori sede vengono soddisfatti e comunque non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione, possono chiedere di essere iscritti nell’elenco” per votare presso il Comune di temporaneo domicilio.

È entrata, nella riformulazione, anche una riduzione del domicilio a 3 mesi per gli elettori che richiedono di votare fuori sede per motivi di cura. “Gli elettori che, per documentati motivi di cura, ricevano assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico per un periodo di almeno 3 mesi nel quale ricade la data di svolgimento delle consultazioni presso una struttura sanitaria situata in un comune appartenente ad una Regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti possono richiedere, non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione, di essere iscritti nell’elenco” degli elettori, si legge.

Per consentire l’espressione del voto agli elettori fuori sede, “i Comuni li distribuiscono nelle sezioni ordinarie, di norma in numero non superiore al 10% rispetto al numero di elettori iscritti nella sezione e secondo un principio di prossimità territoriale” (resta, questo passaggio, uno degli aspetti maggiormente contestati, perchè non rispetta la possibilità di esprimere il voto presso un territorio in cui, per le più personali ragioni, si può mantenere la residenza).

In maggioranza c’è chi ha parlato di passagio “storico”, mentre dall’opposizione c’è chi ha sottolineato che sarebbe stata necessaria una pdl ad hoc e non che la disciplina del voto fuori sede rimanesse appesa “a un emendamento”, con “precarietà”.

Messo ai voti, l’emendamento e il sub emendamento hanno comunque ricevuto il sostegno dell’aula. (Public Policy)

MAR