di Gaetano Veninata
ROMA (Public Policy) – Povera Meloni, mi sento di scrivere iniziando la rubrica di oggi. Povera presidente del Consiglio, madre, cristiana, Giorgia. Tutti o quasi, in Parlamento, hanno avuto qualcosa da dirle, da rimproverarle, in vista del prossimo Consiglio europeo. E tralascio la polemica sulle “ginocchiere”.
“Davvero sta aspettando che torni il suo Trump originario?“, le chiede Peppe Provenzano (Pd). “Le chiediamo di cambiare la postura, di fugare tutte le ambiguità. Lo farà? Se lo farà gliene renderemo merito. Non lo farà? Lo faremo noi“, le sussurra Piero Fassino (Pd). Le tocca pure sorbirsi i formati di Ettore Rosato (Azione): “Io sono molto d’accordo con lei quando contesta i formati E3, E5, E8 e tutti gli altri formati che ci sono, anche perché ognuno contesta il formato sempre quando non c’è, non quando c’è. Ed è giusto dire che questi formati qui, così non funzionano più”.
Gli aneddoti di Nicola Fratoianni (Avs): “Ascoltando il suo intervento in alcuni passaggi mi è tornato alla mente un aneddoto che, a volte, occorrerebbe avere davanti […] L’aneddoto è quello che racconta cosa successe alla fine degli anni Trenta, a Parigi, quando l’allora ambasciatore nazista, in Francia, si recò nell’appartamento parigino di Pablo Picasso e, di fronte a un’immagine che raffigurava il celebre e lo straordinario dipinto Guernica, domandò a Picasso: ‘Maestro, ma questo orrore l’ha fatto lei?’; Picasso, in modo fulminante, gli rispose: ‘No, lo avete fatto voi’. È utile averlo a mente. Naturalmente, vorrei chiarirlo in premessa: non c’è nessun paragone tra lei e l’ambasciatore nazista“.
Financo da destra-destra, non le danno requie: “Mi consenta una battuta – si permette di dirle l’ex collega di partito, oggi vannacciano, Emanuele Pozzolo – per Futuro Nazionale l’interesse nazionale italiano viene ben prima dell’eventuale interesse nazionale ucraino o di altri Paesi anche amici”.
Meno male che c’è Fabio Rampelli (FdI), con le sue lezioni di storia: “Noi siamo la generazione che ha vissuto il dramma della divisione dell’Europa, della depredazione del suo cuore pulsante, la Mitteleuropa, indegnamente scippato con gli accordi di Yalta del 1945 dall’Unione Sovietica di Stalin, tra gli imbarazzi di Roosevelt e Churchill. Dal Reno alla Vistola, dal Baltico ai Balcani, siamo la generazione che ha visto i sogni di tanti ragazzi innocenti che fuggivano dalla dittatura comunista infrangersi sul Muro di Berlino, trafitti dalle mitragliatrici dei VoPos, la Volkspolizei, i gendarmi sanguinari della Deutsche Demokratische Republik, da sottolinearsi Demokratische. L’assenza della Mitteleuropa si è sentita, perché si compone di territori che condividono una storia e una civiltà alternativi a quell’Est rappresentato dall’Impero ottomano e dalla Russia imperiale, distinti anche da un’idea estrema di Occidente perché conservatori e opposti alle degenerazioni liberali figlie della Rivoluzione francese, poi calviniste, positiviste, relativiste. Il giacobinismo apparse presto più un’imposizione, che una opportunità“.
Ah, però. (Public Policy)
@VillaTelesio
(foto cc Palazzo Chigi)





