Roma Capitale, primo ok dalla Camera. Ma manca il sostegno trasversale

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di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – Con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti, l’aula della Camera ha dato mercoledì il primo via libera al disegno di legge costituzionale di “modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”.

Si tratta della prima delle quattro letture parlamentari necessarie per la modifica costituzionale e, al momento, non pare sostenuta dai due terzi del Parlamento necessari per evitare – nel caso di riforma costituzionale – il referendum confermativo.

LA POSIZIONE DEI GRUPPI

Al momento, infatti, il ddl ha ottenuto il sostegno dei gruppi di maggioranza – FdI, FI, Nm e Lega – e di Azione. Il voto contrario di Avs e M5s. +Eu non risulta intervenuta in dichiarazione di voto, mentre da Italia viva e dal Pd è arrivata una posizione di astensione, che il deputato dem Roberto Morassut, da tempo attivo per il conferimento di poteri speciali a Roma, ha definito “astensione costruttiva”.

Il punto, ha detto Morassut, è che il “il ddl prevede una parallela e contestuale approvazione di una legge ordinaria, entro la quarta lettura parlamentare” per l’effettiva attuazione dell’esercizio delle funzioni legislative. Una legge che “al momento non è all’attenzione del Parlamento”.

“Senza la sostanza delle competenze e dei finanziamenti il provvedimento rischia di diventare una bellissima cornice priva di dipinto”, ha ribadito da Iv Roberto Giachetti.

Quanto alla maggioranza, nell’ambito della quale la Lega si era mostrata in passato il gruppo più recalcitrante in materia, la deputata Simonetta Matone ha annunciato il voto favorevole: “La Lega ha sostenuto questo ddl in nome dell’autonomia del territorio e ha chiesto che venga estesa agli altri capoluoghi di città metropolitana”, ha detto. “Nulla di ciò che stiamo votando è in contrasto con le politiche del partito”, ha aggiunto Matone.

IL CONTENUTO DEL TESTO: ROMA CAPITALE IN COSTITUZIONE, CON POTESTÀ LEGISLATIVA IN 11 MATERIE

Il ddl approvato in prima lettura dalla Camera è stato licenziato l’estate scorsa dal Governo, riprendendo però un lungo lavoro già avviato dalla commissione Affari costituzionali della Camera, ed ereditato anche dalla precedente legislatura (lo stesso Morassut ha ricordato oggi in aula che il provvedimento su Roma Capitale era già in calendario il giorno in cui si aprì la crisi di Governo del Governo Draghi).

Il ddl ha inoltre assorbito precedenti proposte presentate da FI, Pd e Iv. Il testo si compone di due articoli e prevede un intervento sull’articolo 114 della Costituzione, che verrà così riscritto: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, da Roma Capitale, dalle Regioni e dallo Stato”.

“I Comuni, le Province, le Città metropolitane, Roma Capitale e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione”, recita il disegno di legge.

“Roma è la capitale della Repubblica. Esercita la potestà legislativa nelle seguenti materie: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale”.

“La legge dello Stato, approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, sentiti il Consiglio della Regione Lazio e l’Assemblea elettiva di Roma Capitale, disciplina l’ordinamento di Roma Capitale e prevede forme di decentramento amministrativo determinandone i princìpi. Attribuisce a Roma Capitale condizioni peculiari di autonomia amministrativa e finanziaria nel rispetto dell’articolo 119. Roma Capitale attua il decentramento amministrativo sulla base della legge dello Stato”.

“La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Paragrafo, quest’ultimo, aggiunto al termine di una lunga mediazione con la Lega: si tratta dell’unica modifica approvata durante l’iter alla Camera.

Il secondo articolo contiene chiarimenti sull’applicazione delle leggi della Regione Lazio e precisa che Roma Capitale eserciterà le funzioni legislative nelle 11 materie individuate, “a decorrere dalle prime elezioni dell’assemblea di Roma Capitale successive alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”.

L’ITER DELLA MODIFICA ALLA CAMERA

Con un emendamento presentato a gennaio, la Lega aveva chiesto di estendere ai “Comuni capoluogo delle città metropolitane” la facoltà di esercitare “la potestà legislativa” in alcune delle materie previste per Roma Capitale “individuate con legge della rispettiva Regione, sulla base di un’intesa con il Comune interessato”.

Un emendamento – poi ritirato – che aveva portato a un primo stallo nell’esame del provvedimento. Alla richiesta di ritiro, aveva fatto seguito la presentazione, da parte del Governo, di un emendamento con cui si prevedeva che “la legge dello Stato può attribuire funzioni più ampie ai Comuni capoluogo delle città metropolitane”.

Una formulazione troppo vaga per il Pd, che aveva levato gli scudi, portando a un successivo nuovo stallo.

Di qui, la formulazione definitiva rientrata nel testo, condivisa all’interno di un tavolo a Palazzo Chigi alla presenza dei vertici di Governo, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Intanto, è operativo dai primi di febbraio anche un tavolo tecnico tra Governo e Campidoglio per la redazione della legge ordinaria.

A seguire i lavori in Parlamento per il Governo, la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI), che, con la premier Giorgia Meloni e con il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli (Lega), ha firmato il ddl.

LA POSIZIONE DEL PD E LE NUOVE INIZIATIVE DELLA LEGA

Il ddl, ancorché figlio di un lungo percorso, non risulta al momento ampiamente condiviso. La Lega ha infatti presentato un nuovo ordine del giorno, su cui il Governo si è rimesso all’aula e che l’aula ha approvato, con cui si mpegna il Governo “a valutare l’opportunità di completare l’intervento recato dal provvedimento in esame, con ulteriori iniziative normative di rango costituzionale volte a riconoscere anche ai Comuni capoluogo di città metropolitane funzioni pari a quelle riconosciute all’ente Roma Capitale con il presente provvedimento”.

Parallelamente, il primo firmatario Igor Iezzi ha annunciato la presentazione di una pdl ad hoc (già la scorsa estate, invece, al Senato il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo aveva presentato un ddl per la concessione di poteri alla città di Milano).

È nel campo largo, tuttavia, che il provvedimento sembra al momento più discusso. Già in commissione, anche alla luce della contrarietà di M5s e Avs, il Pd aveva scelto di astenersi sul conferimento del mandato ai relatori (che erano Marco Perissa, per FdI, e Paolo Barelli, per FI, nel frattempo divenuto sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento). E questo benchè, come ha sottolineato lo stesso Morassut in aula, “il sindaco Gualtieri abbia promosso in prima persona il percorso di riforma”.

“Quando i due provvedimenti si appaieranno come due rondini in volo”, ha aggiunto in riferimento alla legge ordinaria, allora si potrà rivalutare la posizione.

Una scelta aspramente criticata dalla presidente Meloni, che ha parlato di “amarezza e stupore”. “Il Pd e il sindaco Gualtieri dovranno rendere conto di questa scelta di fronte ai cittadini”, ha aggiunto.

Senza il sostegno trasversale, infatti, è difficile pensare che l’iter possa andare a termine. “La storia italiana non ha ancora risolto il problema di coniugare l’universalismo di Roma con il suo esercizio pratico di capitale”, ha osservato Morassut in aula. (Public Policy)

@BorgheseMarta