Campo largo, basta la politica estera a creare tensioni

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – La politica estera fa deragliare il treno del Campo largo (o “Campo Lavrov”, come lo ha ribattezzato Pina Picierno), appena partito verso le elezioni politiche del 2027. Non c’è voluto molto a dire il vero, è bastata una frase di Giuseppe Conte, qualche giorno fa a Napoli, in occasione del primo comizio congiunto di Pd-M5S-Avs. Non esattamente un successo, e non solo per la scarsa partecipazione o per le contestazioni di Potere al Popolo: l’incontro pubblico ha evidenziato le notevoli differenze interne al sinistra-centro.

Non basta d’altronde dire di essere “testardamente unitari” per esserlo davvero. È bastato poco insomma per far saltare l’incontro di Padova previsto per questa settimana (il 15 luglio) e rimandato a chissà quando. “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, ha detto il leader del M5s scatenando le proteste dei riformisti, ma stavolta persino di Elly Schlein e Peppe Provenzano, che lo hanno criticato per aver detto la cosa sbagliata nel momento sbagliato nel posto sbagliato. “Avete visto che polverone? In Italia basta mettere in discussione i miliardi buttati per la corsa al riarmo per finire bersaglio di attacchi da tutte le direzioni”, ha detto poi Conte, cercando di precisare il suo pensiero, in realtà molto chiaro: “Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo”.

A difendere Conte ci ha pensato un amico sincero come Goffredo Bettini, ex europarlamentare del Pd, sul Manifesto: “Conte ha detto una cosa precisa: sì ad una difesa comune, in chiave di deterrenza, in grado di organizzarsi in scala più ampia, per risparmiare risorse da investire nel miglioramento della vita delle persone. Non sta avvenendo questo: piuttosto enormi finanziamenti sugli armamenti si stanno impiegando in ordine sparso. Alla guida c’è la Germania, fatto per me non rassicurante. Questa generale riconversione economica e produttiva è drogata dall’annuncio di un pericolo imminente di invasione dell’Europa, da parte della Russia. Ingigantire tale pericolo scoraggia, oggettivamente, una via negoziale”.

L’Ucraina, ha detto ancora Bettini, “andava difesa senza incertezze, è stata vittima di un’aggressione criminale. È stato giusto mandare le armi, ma nello stesso momento occorreva aprirsi alla trattativa, alla tregua, alla ricerca di una via per la pace. Putin è un soggetto pericoloso nell’equilibrio mondiale. Non è il solo. Trump lo è in egual misura, e forse di più. Eppure, sarebbe un errore rompere l’alleanza storica tra l’Italia e gli Stati Uniti. Se tu, invece, dici che Putin è Hitler, dici una bugia storica e chiudi la possibilità di un dialogo. Putin non ha alcuna forza, anche se volesse, di aprire una guerra in Europa. Lo dicono diplomatici, generali, studiosi”.

Tra questi ci sarebbe, come sostiene Conte, il generale Alexus Grynkewich, Supreme Allied Commander Europe della Nato, che però ha smentito parlando con il Foglio: “La Russia rappresenta chiaramente una minaccia per la sicurezza euro-atlantica, come i leader alleati hanno appena ribadito ancora una volta ad Ankara”.

Insomma, il capo del M5s avrebbe attribuito al generale Grynkewich una posizione non vera. Se questa è l’anteprima della campagna elettorale, chissà che film vedremo nei prossimi mesi. “Chiedo per un amico a chi dice, con una certa sicumera, che Putin non potrebbe aprire una guerra in Europa: ma Kyiv, scusate, dove sta? Su Marte? In Oceania? Mi fa rabbrividire tutta questa geopolitica d’accatto – sento pure quelli che ci ficcano l’automotive – mentre l’Ucraina brucia”, dice il senatore del Pd Filippo Sensi riferendosi – non casualmente – al suo compagno di partito, Arturo Scotto, deputato, che su X ha appena vergato una difesa di Conte: “Putin è un criminale. Ma il riarmo europeo scaturisce da difficoltà della Germania nel settore dell’automotive. Hanno perso appuntamento con innovazione tecnologica. E oggi riconvertono su armamenti. Diciamolo chiaro: il riarmo è figlio della crisi tedesca. Il resto chiacchiere”.

Vediamo se almeno sulla legge elettorale il Campo largo riuscirà a ritrovare un minimo di armonia. (Public Policy)

@davidallegranti