Dl Lavoro, slitta approdo in aula. Relatori definiscono il “Tec” ma restano altri nodi da sciogliere

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di Giuseppe Pastore

ROMA (Public Policy) – Sono ancora 202 gli emendamenti al decreto 1° maggio da trattare in commissione Lavoro alla Camera. Tra questi, sono ben 189 quelli accantonati in attesa dei pareri del Governo e di eventuali riformulazioni.

Sono stati 109, invece, gli emendamenti respinti e 30 quelli ritirati. Mentre sono state solo 4 le proposte di modifica approvate sino ad ora. Tutte le altre dovranno essere valutate lunedì prossimo, quando la commissione dovrebbe chiudere l’esame prima dell’approdo in aula slittato da lunedì 8 a martedì 9 giugno. Confermata la preannunciata questione di fiducia da parte del Governo.

Ma nella giornata di lunedì bisognerà anche votare gli emendamenti dei relatori. Non solo quelli sul lavoro somministrato e sulle crisi aziendali arrivati giovedì mattina, ma anche nuovi emendamenti su Tec (trattamento economico complessivo) e rider depositati in commissione giovedì sera.

Per quanto riguarda il Tec i relatori propongono una definizione di trattamento economico complessivo il quale “si compone – si legge nell’emendamento – di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti”.

Non costituiscono parte del Tec, invece, “le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori”, precisa la norma che però introduce anche un principio di equivalenza consentendo, quindi, anche ai contratti collettivi che “assicurano un trattamento economico complessivo equivalente” a quello dei contratti leader di accedere ai benefici previsti dal decreto e cioè agli incentivi per le assunzioni che saranno riservati solo a chi applica il “salario giusto“. Un modo, insomma, per aprire anche alle sigle minori.

Sul fronte rider, invece, l’obiettivo è quello di recepire il più possibile la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali fermo restando il principio di subordinazione. L’emendamento dei relatori, infatti, precisa che il pacchetto di norme sul lavoro tramite piattaforme riguarda i rider e, per la precisione, i “lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore”.

Questo comporta, per esempio, che siano esclusi dagli interventi normativi del decreto Taxi e Ncc, come chiedeva Forza Italia in un emendamento depositato in commissione. L’obiettivo della norma firmata dai relatori sarebbe quello di correggere l’articolo 12 del decreto sulla qualificazione del rapporto di lavoro tramite piattaforme per coordinarlo con quanto previsto dalla direttiva europea. Motivo per cui l’emendamento stabilisce che “il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria”, quando “emergono fatti che indicano direzione e controllo, anche mediante sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati” e non quando emergono “indici di controllo o di eterodirezione”, come stabilisce attualmente il decreto.

La presunzione legale non si applica ai procedimenti che riguardano questioni tributarie, penali o di sicurezza sociale“, aggiunge l’emendamento dei relatori. Infine, per la qualificazione del rapporto di lavoro si chiede di tenere conto “tra l’altro, dell’esercizio, anche per il tramite di sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati, di tutti gli elementi utili alla riconduzione del rapporto di lavoro all’effettivo tipo contrattuale”.

Tra i nodi da sciogliere, poi, resta quello sulla retroattività degli aumenti contrattuali su cui potrebbe arrivare una riformulazione dell’emendamento della Lega a prima firma del deputato Giaccone. Potrebbe tramontare, invece, la norma ‘salva imprenditori’. Stando a quanto si apprende, infatti, ci sarebbero stati dei tentativi per riformulare gli emendamenti presentati da Lega e Forza Italia, ma almeno fino ad ora non avrebbero portato a una soluzione pronta da depositare in commissione.

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GPA