Lega, Vannacci insidia il Carroccio e Salvini punta su Zaia

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – I ballottaggi in 42 Comuni, 6 dei quali capoluoghi, sono passati in secondo piano di fronte al caos che c’è nella Lega. Agrigento, Macerata, Lecco, Chieti, Arezzo, Trani. Macché. Matteo Salvini e soci pensano ad altro. C’è Roberto Vannacci da arginare, il generale in pensione che continua a scippare voti, iscritti e parlamentari anche al partito che fu di Umberto Bossi.

Le storie degli addii nel centrodestra fanno concorrenza a quelle degli addii al Pd; solo che alcune sono più pittoresche. Come il congedo del deputato Davide Bergamini, che a gennaio era passato dalla Lega a Forza Italia perché il suo vecchio partito stava diventando troppo di destra: “Rispetto tutti, ma non posso farmi trascinare nelle idee di Vannacci”.

Nemmeno cinque mesi dopo, qualche giorno fa, Bergamini ha aderito proprio a Futuro Nazionale. Lega e alleati continuano dunque a subire le incursioni del generale in pensione, già vicesegretario federale. Ed è proprio da lì che Matteo Salvini intende ripartire. Vuole nominare Luca Zaia, già presidente della Regione Veneto, per rilanciare il partito che guida, in un momento di grande difficoltà (oggi, stando all’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli/Ipsos, è al 5,7 per cento).

Il problema di Salvini, uno dei tanti a dire il vero, è che a Zaia la nomina a vicesegretario non basta, perché non è un ruolo da testimone quello di cui ha bisogno. Peraltro un ruolo ce l’ha già, e anche importante, visto che è presidente del Consiglio regionale. Zaia chiede un cambio di pelle al suo partito. Chiede che la Lega venga ridisegnata sul modello Cdu-Csu: partito territoriale e partito nazionale.

La questione, invero dirimente, irromperà mercoledì prossimo, fra due giorni, nel consiglio federale della Lega. Nel frattempo però se ne ragiona, nel Carroccio. “Ho sempre sostenuto, anche da segretario regionale, che Luca Zaia è una risorsa per la Lega. Un suo ruolo nella segretaria federale è importante. È una persona preparata, compente e qualificata. Credo che la sua figura possa dare molto al nostro movimento. La Lega, nel suo statuto, ammette già la possibilità di avere una sua struttura autonoma al suo interno, sul modello bavarese”, ha detto il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ospite della Festa dell’Innovazione del Foglio.

L’impegno di Zaia “per il Nord”, ha detto nei giorni scorsi Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, è “sicuramente un’ottima idea. Ora vediamo di proseguire in questo processo che è ancora lungo ma che dovrà essere portato a compimento”. Zaia, dice oggi alla Verità il capogruppo Riccardo Molinari, “è uno degli uomini di punta della Lega e va valorizzato, non contrastato”. La Lega “è nata per rappresentare le esigenze del Nord, è nata al Nord e deve continuare a valorizzare quello che è uno dei suoi asset più forti: il radicamento territoriale, la difesa dagli assalti dello Stato centrale”.

Sono toni da vecchia Lega. Quella etno-regionalista, prima della svolta nazionale e nazionalista impressa da Salvini. Per questo Zaia potrebbe non essere l’unico ad avere un ruolo al vertice della Lega. Si parla infatti anche di un incarico, sempre di vicesegretario, per Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia. Una nomina che andrebbe nella direzione di recuperare voti nel mitologico Nord, dove la Lega negli ultimi anni ha perso molti consensi.

Un fenomeno in corso da anni e che è emerso anche alle elezioni europee del 2024. Nella circoscrizione Nord-ovest due anni fa la Lega ha preso l’11,9 per cento, in calo rispetto al 12,3 per cento ottenuto alle elezioni politiche del 2022. Stesso discorso al Nord-est, dove la Lega due anni fa ha preso il 10,2 per cento (era l’11 due anni prima).

Basterebbe la nomina di Zaia a risollevare un partito che perde voti proprio nelle terre in cui è nato? Vannacci sembra essere piombato nella politica italiana per restare, non pare essere una meteora. È ancora nella fase di crescita anti-sistema. Potenzialmente può dire e fare di tutto e continuare a rubare consensi al suo vecchio partito. (Public Policy)

@davidallegranti