di Giada Scotto
ROMA (Public Policy) – Dopo oltre un anno dal primo via libera in Consiglio dei ministri, il disegno di legge di delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile ha incassato il primo via libera parlamentare.
La Camera ha approvato con 155 voti favorevoli, 86 voti contrari e 8 astenuti il provvedimento, che passerà ora all’esame del Senato. Come ribadito più volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il Governo punta all’approvazione definitiva prima della pausa estiva, per poi emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno.
Nel corso dell’esame a Montecitorio, dove il provvedimento è stato esaminato in sede congiunta dalle commissioni Ambiente e Attività produttive, non sono tuttavia mancati momenti di tensione. Con l’avvio dell’esame delle proposte emendative all’articolo 1 del provvedimento, è iniziata nelle commissioni una successione di interventi di parlamentari di opposizione che hanno chiesto a più riprese la soppressione del primo articolo del testo e dunque dell’intero ddl di delega. Un atteggiamento che dalla maggioranza non hanno esitato a definire “ostruzionistico”.
Anche per questo, dopo alcune sedute in cui il voto è proceduto a rilento, la presidenza ha deciso di contingentare i tempi degli interventi dei parlamentari e di procedere, in alcuni casi, con votazioni accorpate. Applicando il metodo del voto delle proposte emendative “per principi comuni”, sono così stati fatti decadere circa 100 emendamenti del Movimento 5 stelle che chiedevano di escludere, per la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, i territori di pressoché tutte le province italiane.
Nel dettaglio, negli emendamenti si chiedeva di inserire tra gli oggetti della delega legislativa al Governo la “revisione della disciplina relativa alla localizzazione, autorizzazione e realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, prevedendo a tal fine la specifica esclusione del territorio” delle differenti province d’Italia. La presidenza ha messo in votazione il “principio comune”, che è stato respinto, con conseguente decadenza di tutti e cento gli emendamenti analoghi.
La maggior parte delle proposte emendative approvate nel corso dell’esame in commissione concernono gli articoli 2 e 3 del provvedimento, riguardanti le materie oggetto della delega legislativa e i principi e criteri direttivi. Aggiunto anche un articolo, con il quale si specifica che le disposizioni contenute nel provvedimento e nei futuri decreti legislativi saranno applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano “compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione”.
continua – in abbonamento
GIS





