di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Tra i riformisti superstiti del Pd – ovvero quelli che non sono usciti come Marianna Madia e Pina Picierno e non hanno nemmeno aderito alla svolta di Stefano Bonaccini, che qualche mese fa è passato alla maggioranza schleiniana – il disappunto non manca. A esprimerlo, una domanda: che fare? Fin qui il bilancio non è molto positivo. Andandosene dal Pd, Madia e Picierno hanno abbandonato anche i vecchi compagni di viaggio, non soltanto Schlein e soci. In più, la rottura con Bonaccini, leader di Energia Popolare, rischia di rimanere fine a sé stessa. La posizione di Lorenzo Guerini, tra i leader della componente riformista superstite (li chiameremo RS per intenderci), è considerata troppo cauta e conservativa. C’è infatti chi vorrebbe che Guerini spendesse la sua autorevolezza per incalzare maggiormente la segreteria nazionale.
Il problema è che ai riformisti superstiti manca uno come Matteo Renzi, che a suo tempo lanciò l’assalto al cielo senza badare alla cautela. A che serve insomma aver rotto con Bonaccini se poi non si è capaci di costruire una vera alternativa?, è il ragionamento che circola fra chi non vorrebbe morire né bonacciniano né schleiniano. L’ipotesi dell’addio è sempre coltivata, anche se non convincono le posizioni isolazioniste di Carlo Calenda o quelle personalistiche di Renzi, due leader noti al pubblico riformista. Per ora quindi tutto rimane com’è, al proprio posto, dopo il recente saluto di Picierno. Non è escluso che altri la seguiranno, beninteso.
I riformisti di cui abbiamo parlato fin qui però vorrebbero risolvere almeno il problema della loro leadership, visto che non possono affrontare quello della leadership del Pd o del Campo Largo. Tra gli indiziati c’è Giorgio Gori, europarlamentare, ex sindaco di Bergamo, tra i pochi nel Pd ad avere un rapporto costante con il mondo imprenditoriale e molto insoddisfatto anche per come la guida riformista fin qui ha affrontato la sfida interna. In questi mesi, Gori si è dato molto da fare anche sui territori, organizzando alcuni convegni dedicati alla crescita e alla produttività, a Milano e a Prato. Un’attività necessaria ma – lo sa lo stesso Gori – non sufficiente. (Public Policy)
@davidallegranti





