Piano Mattei, la relazione alle Camere: dalla priorità-acqua al cavo Elmed

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di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – “A poco più di due anni e mezzo dalla sua presentazione ai partner africani, il Piano è pienamente operativo, con risultati sul terreno, un’architettura finanziaria definita e una strutturata collaborazione internazionale con l’Unione europea e con le principali Istituzioni finanziarie internazionali e di sviluppo, che ha consolidato ulteriormente il processo di internazionalizzazione della strategia italiana avviato”.

È quanto si legge nella terza relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano Mattei per l’Africa, adottata dalla Cabina di regia nella sua sesta riunione svoltasi a Palazzo Chigi il 26 giugno e trasmessa alle Camere.

“I risultati raggiunti sono reali e misurabili”, si legge nella relazione, che fa riferimento a “18 Nazioni partner, 6 riunioni della Cabina di regia, 1 miliardo di euro di progetti deliberati dal comitato tecnico, oltre 4 miliardi di garanzie Sace, accordi operativi con la Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo, Undp, Ifad e Fao. Numeri che, presi insieme, descrivono non una somma di iniziative, ma un sistema operativo e funzionante”, sottolinea ancora la struttura di missione.

L’AMPLIAMENTO DEL NUMERO DEI PAESI PARTNER E LE DIRETTRICI

La terza relazione annuale ricorda che “si è passati dalle 9 Nazioni pilota della prima fase (Algeria, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Tunisia), individuate nel documento programmatico adottato con dpcm il 7 ottobre 2024, alle 14 Nazioni del ciclo successivo — grazie all’ingresso di Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania deliberato nel gennaio 2025 — fino alle 18 Nazioni dell’attuale perimetro operativo, con l’aggiunta nel mese di marzo 2026, di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia”.

Il documento richiama poi i principali vertici dedicati al tema, ricorda il primo vertice Italia-Africa ad essersi svolto nel continente Africano, ad Addis Abeba; la partecipazione della presidente del Consiglio dei ministri all’assemblea dei capi di Stato e di Governo dell’Unione africana, e le strategie adottate da altre nazioni – tra cui Spagna, Germania, Regno Unito e Francia – “in linea con il cambio di paradigma impresso dalla strategia italiana”.

“Il Piano Mattei per l’Africa si sviluppa su 6 direttrici strategiche di intervento”, si legge: acqua; agricoltura e pesca; energia; infrastrutture fisiche e digitali; istruzione, formazione e cultura; salute.

ACQUA PRIORITÀ TEMATICA 2026: INTERVENTI IN MAROCCO, TUNISIA E A BRAZZAVILLE

“La quinta riunione della Cabina di regia ha individuato la gestione delle risorse idriche come priorità tematica per il 2026, in piena coerenza con la scelta dell’Unione Africana”, si legge.

“Sul piano degli interventi concreti, la direttrice acqua ha registrato nel 2025 alcune delle operazioni più significative”. Tra queste “in Marocco, il Fondo italiano per il clima ha deliberato nel settembre 2025 un finanziamento da 100 milioni di euro a sostegno della Strategia nazionale dell’acqua”, inserita in un programma da oltre 347 milioni cofinanziato dall’Agenzia di sviluppo francese, dalla banca di sviluppo tedesca e dalla Ue.

Sempre nell’ambito di questa linea di intervento si segnala un finanziamento fino a 250 milioni di euro in Tunisia, nell’ambito del progetto Tanit-Tandem italo-tunisino. In questo caso, l’obiettivo è l’utilizzo delle acque reflue trattate per l’irrigazione dei terreni demaniali, con la costruzione di 5 impianti di trattamento. È in corso, tra i finanziamenti di competenza del Mase, anche uno studio di fattibilità tecnico-economica sul miglioramento e rafforzamento dell’approvvigionamento idrico potabile per la città di Brazzaville, affidato dal programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ad Acea.

AGRICOLTURA: DA BONIFICHE FERRARESI INTERNATIONAL IN ALGERIA AL CORRIDOIO DI LOBITO

Per la struttura di missione, “il portafoglio di interventi in questo settore è tra i più articolati”. “In Algeria, Bonifiche Ferraresi international ha ottenuto in concessione 36.000 ettari nella Wilaya di Timimoun per la realizzazione di una filiera integrata seme-prodotto finito”, con l’obiettivo di produrre circa 45 mila tonnellate all’anno di cereali. La prima semina è avvenuta nell’ottobre 2024 e sono già operativi i sistemi irrigui tramite pozzi e pivot. “Si tratta del più importante investimento italiano in un progetto di agricoltura rigenerativa ad alta tecnologia nell’area del Mediterraneo del Sud”, si legge.

Rientrano nell’obiettivo poi il finanziamento da 100 milioni in Costa d’Avorio per il polo agro-industriale del nord est e i 90 milioni di euro per la sovranità alimentare del Senegal. Si segnalano, inoltre, programmi quali Area Africa, di partenariato pubblico-privato, e quello per la filiera del caffè. Ancora, il programma Terra, con una garanzia Ue di oltre 109 milioni di euro per l’accesso al credito delle pmi (con 21 milioni di euro di credito concesso alle pmi africane fino a oggi). Si aggiungono poi due contributi Cdp, con un finanziamento fino a 50 milioni di euro per la catena di approvvigionamento agricola e la riabilitazione di 400 chilometri di strade in Angola (corridoio di Lobito).

ENERGIA: LA PRODUZIONE DI BIOCARBURANTI AVANZATI DA PARTE DI ENI KENYA. IL CAVO ELMED TRA ITALIA E TUNISIA

“Per sostenere la transizione energetica africana, la Banca mondiale, in partenariato con la Banca africana di sviluppo, ha lanciato il programma Mission 300, che punta a mobilitare circa 90 miliardi di dollari tra fondi pubblici e privati per garantire l’accesso all’elettricità a 300 milioni di africani entro il 2030. L’Italia partecipa all’iniziativa attraverso un finanziamento da 150 milioni di euro del Fondo Iialiano per il clima” a favore del progetto in Costa d’Avorio.

In Mozambico, poi, ok a 100 milioni di euro per il programma Ascent, “che prevede l’installazione di sistemi rinnovabili off-grid per un milione di famiglie e l’elettrificazione di 250 strutture sanitarie in zone remote”.

Il Piano Mattei ha sostenuto poi la produzione di biocarburanti avanzati, con 75 milioni di dollari destinati dal Fondo per il clima alla creazione e alla gestione da parte di Eni Kenya, di impianti di produzione di olio vegetale e valorizzazione dei sottoprodotti di estrazione (Agri hub), “con l’obiettivo di sostenere la produzione di biocarburanti avanzati da materie prime coltivate su terreni degradati che ha già coinvolto circa 140.000 agricoltori”, si legge. A questi si aggiungono i primi 100 milioni messi a disposizione dalla strategia italiana per il trasporto urbano sostenibile, la copertura forestale e la finanza climatica.

Seguono interventi in Ruanda e la compartecipazione – anche da parte del Mase – a diversi progetti internazionali.

“Sullo sfondo resta fermo l’impegno della Strategia italiana a sostegno del progetto del cavo Elmed (elettrodotto sottomarino, nella foto le stazioni di conversione; Ndr) tra Italia e Tunisia, nonché la centralità della formazione, ad esempio nel campo della transizione energetica con l’iniziativa avviata da Fondazione Enel in collaborazione con Res4Africa in Marocco, Kenya e Sudafrica”, si legge.

INFRASTRUTTURE: AI HUB E TERNA INNOVATIONAL ZONE

“Sul versante delle infrastrutture fisiche, il Corridoio di Lobito rappresenta l’iniziativa di maggiore portata strategica, che, grazie al Piano Mattei, vede l’Italia quale unica Nazione europea, insieme agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alle Nazioni africane coinvolte, a essere ricompresa nel Memorandum d’intesa costitutivo del progetto”, si legge.

“Durante il vertice Piano Mattei per l’Africa – Global Gateway, Cdp, Sace e Africa Finance Corporation (Afc) hanno firmato un accordo da 250 milioni di euro – erogati in un’unica soluzione l’8 maggio 2025 – per finanziare infrastrutture strategiche africane nei settori energia, trasporti, risorse naturali, industria e telecomunicazioni”.

Tra le infrastrutture digitali, la relazione ricorda l’Ai hub for sustainable development, finanziato dal Mimit con 14,9 milioni di euro su tre anni, passato dalla fase di co-progettazione all’attuazione operative, con 376 manifestazioni di interesse per il “Compute e talent accelerator” e 135 candidature per “l’Ai infrastrutture builder programme”. L’iniziativa, che ha coinvolto oltre 150 organizzazioni nazionali, ha già sostenuto 120 innovatori africani.

La relazione registra poi i 2,7 milioni di euro del programma digital flagship, per mobilitare fino a 80 milioni di euro di finanziamenti a dono, investimenti e partenariati in Ghana, Mozambico, Senegal e Costa d’Avorio. Infine, trova spazio nell’asse energia la Terna innovation zone della Tunisia, che opera su formazione energetica universitaria, ecosistema startup e cooperazione tecnica con la società tunisina dell’elettricità e del gas, Steg, per la sicurezza sul lavoro e e i lavori sotto tensione, nell’ambito del progetto Elmed.

ISTRUZIONE E CULTURA: AL VIA CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE IN AGRICOLTURA PER IL SAHEL. IL GEMELLAGGIO COLOSSEO-EL JEM. VERSO GEMELLAGGIO POMPEI-TIMGAD

“I centri di eccellenza a vocazione regionale costituiscono l’intervento più strutturato della direttrice, in una logica di azione sinergica nel continente. In Algeria, il Centro ‘Enrico Mattei’ di Sidi Bel Abbes è destinato a diventare un polo di formazione professionale a vocazione regionale per il Sahel e tutta l’Africa nel campo dell’agricoltura e dell’agroalimentare: ultimate le procedure per la costituzione formale del centro e l’operatività dei suoi organi, le prime attività del progetto formativo e di allestimento del centro sono in fase di avvio da parte dell’Università della Tuscia grazie a un finanziamento di 2,5 milioni di euro a valere su fondi della cooperazione allo sviluppo”, si apprende dalla relazione.

In Tunisia, il progetto Tanit knowledge transfer mira alla creazione di un centro tecnologico integrato multifunzionale a Mograne, a sud di Tunisi. Si sta estendo al Kenya e al Sudafrica, poi, l’esperienza del centro di eccellenza per la transizione energetica sperimentato in Marocco, mentre in Egitto è stata avviata una collaborazione sull’istruzione tecnica e professionale, con la firma di protocolli tra Its italiani e istituti egiziani nei settori biomedico, farmaceutico e meccatronico. Altri progetti sono finalizzati a prevenire il fenomeno della “fuga di cervelli” e a contribuire alla gestione dei flussi.

Risultano in corso anche interventi sulla formazione e la ricerca (bando Mur da 1 milione di euro), sulla formazione di alti funzionari pubblici in Costa d’Avorio, Kenya, Etiopia e Tunisia (a cura della Scuola nazionale dell’amministrazione) e anche il rilancio del centro Lugi Broglio dell’Agenzia spaziale italiana in Kenya come hub di formazione spaziale per l’Africa.

Dal punto di vista culturale, la relazione richiama il gemellaggio tra il Colosseo e l’anfiteatro di El Jem, in Tunisia, e la valorizzazione turistica di diversi siti tunisini con il coinvolgimento dell’Istituto superiore per la conservazione il restauro.

“Con l’Algeria è in corso la negoziazione del memorandum per il gemellaggio tra il Parco di Pompei e la città antica di Timgad”, si legge, e sono allo studio collaborazioni per il riutilizzo di materie prime alimentari nella moda e nel design.

La relazione richiama poi la mostra “I tesori dei faraoni” alle Scuderie del Quirinale, che ha rappresentato l’inaugurazione di un piano di collaborazione Italia-Egitto in ambito culturale. A livello continentale, viene richiamato il programma Whaps, ‘World Heritage in Africa’, che punta ad aumentare il numero di siti africani Unesco.

SANITÀ: 74 MILIONI IN COSTA D’AVORIO, 16 IN ETIOPIA

Le due principali inziative in ambito sanitario sono l’investimento di 74 milioni di euro complessivi (55 a credito e 19 a dono) in Costa d’Avorio e i 16,6 in Etiopia. Il primo progetto coinvolge l’Università cattolica del Sacro cuore e l’Università di Padova in partenariato con Cuamm, con due rami specifici dedicati alle madri , ai neonati, all’ampliamento di reparti neonatali; e poi al rafforzamento di alcuni ospedali e della scuola pubblica di scienze infermieristiche. In Etiopia gli interventi sono invece a sostegno di diversi presidi sanitari, con focus sull’area di Shire.

La relazione sottolinea come si intervenga sulla direttrice salute anche con altri interventi nell’ambito di assi diversi, dalla lotta alla desertificazione all’elettrificazione con sistemi fotovoltaici delle strutture sanitarie.

GLI STRUMENTI FINANZIARI: AVVIATA LA CONVERSIONE DEL DEBITO PER 269 MILIONI DI EURO

La relazione evidenzia come il Piano Mattei coinvolga quasi tutti i ministeri, il terzo settore e la rappresentanza della diaspora africana in Italia. Un Piano attuato in sinergia con il “Sistema Italia” – da Cdp alle agenzie, fine a Confindustria, alla Fondazione MedOr, all’Anci e alla Conferenza delle regioni – oltreché con le istituzioni internazionali.

“Accanto agli strumenti già consolidati, l’architettura finanziaria del Piano Mattei si è arricchita nel biennio 2024–2025 di strumenti di nuova generazione, concepiti per rispondere alla specificità dei mercati africani e per attrarre capitali privati in modo strutturato”, si legge.

Tra questi: la facility “Mattei Plan and Rome Process Financing Facility (Rpff)”, istituita presso la banca africana di sviluppo con la partecipazione iniziale di Italia, Emirati Arabi Uniti e Danimarca. La componente italiana ammonta a 90 milioni di euro per ciascun progetto in finanziamenti concessionali, integrati da 47 milioni di euro per contributi a fondo perduto.

Poi, la piattaforma finanziaria gestita da Cdp ‘Growth and resilience platform for Africa’ (Graf). Ancora, il “Plafond Africa”, lo strumento che consente a Cdp di impegnare fino a 500 milioni di euro di risorse proprie per imprese stabilmente operative in Africa, con una garanzia dello Stato all’80%. “La prima operazione – a favore di Abydos for renewable energy company Sae per 110 milioni di euro (24 novembre 2025) – finanzia la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 1.000 MW integrato con un sistema di accumulo di energia da 600 MWh a Benban, nel Governatorato di Assuan”, si legge. “La disponibilità residua del Plafond al 30 giugno 2026 è di circa 320 milioni di euro”. Elemento restano gli “strumenti di finanza mista” pubblico-privata.

“Nel corso del 2025 è stata infine avviata la conversione – annunciata dalla presidente del Consiglio in occasione del Vertice Piano Mattei-Global Gateway del 20 giugno 2025 – di circa 269 milioni di euro di crediti bilaterali vantati dall’Italia verso le Nazioni africane a basso o medio reddito in progetti di sviluppo concordati con le nazioni partner”, si legge. “L’iniziativa prevede di convertire nei prossimi 10 anni l’intero ammontare del debito per le nazioni meno sviluppate secondo i criteri della banca mondiale e di abbattere del 50% quello delle nazioni a reddito medio-basso”, in un quadro generale che “continua a registrare almeno 22 nazioni in situazione di stress debitorio” e il superamento del debito estero africano “della quota di mille miliardi di dollari”.

76 PROGETTI PRINCIPALI. OK DA COMITATO TECNICO A 15 PROGETTO PER 1,2 MILIARDI DI EURO

Il Comitato tecnico deputato alla deliberazione dei progetti in Africa finanziati a valere sul Fondo italiano per il clima – e composto da rappresentanti della presidenza del Consiglio dei ministri, del Maeci, del Mef e del Mase – si è riunito 19 volte e ha “ricevuto, valutato e approvato 15 interventi in Africa per un importo deliberato complessivo pari a circa 1,2 miliardi di euro (1 milione di euro nel solo anno preso in esame dalla presente relazione, 1° luglio 2025 – 30 giugno 2026)”.

“L’evoluzione legislativa e operativa della governance del Fondo è stata valutata positivamente dalla Corte dei Conti”, si legge. La relazione trasmessa alle Camere contiene poi l’allegato completo degli interventi per settore, per cui si contano “76 progetti principali” con “4 miliardi di garanzie Sace mobilitate”. “Le informazioni relative ai progetti saranno consultabili nella sezione del sito istituzionale del Governo dedicata al Piano Mattei per l’Africa, con l’obiettivo di garantire la massima accessibilità alle politiche del Piano stesso”, si legge nella relazione. (Public Policy)

@BorgheseMarta

(foto cc Palazzo Chigi)