Resocónto – Ah, la civiltà

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di Gaetano Veninata

ROMA (Public Policy) – Quando tutto sembra andare in frantumi, non solo le vetrine in centro a Milano ma anche la cosiddetta coesione sociale (qualsiasi cosa intendano i sociologi), e – da mercoledì – ci sentiamo tutti, noi persone perbene, in pericolo per la scelta improvvida della gip di Milano di liberare il novello Bin Laden (almeno, così ho capito leggendo il nostro fidato e integerrimo ministro degli Esteri), è sempre confortevole sapere che c’è qualcuno che in realtà – nell’ombra, sì, spesso nell’ombra – è al lavoro per ri-unire il Paese, che dico il Paese, chiamiamola come merita, la Patria, sì, la Patria. Questa nostra povera Italia, incompresa dai giovani, chissà perché, come sia possibile, signora mia.

Ma sto divagando. La Patria, dicevamo. Questa settimana, ad esempio, si è tenuto al Senato il convegno “Italianità ritrovata, dal passato al presente”, e c’era tanta bella gente: dal senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, presidente della commissione Affari costituzionali, a Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani. Gli Studi Fiumani. Ah, sentite la Patria come freme di piacere? E ancora: Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume. Alberto Morera, presidente dell’Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati dall’Africa. Donatella Schurzel, presidente del Comitato di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Massimo Andreuzzi, presidente dell’Associazione Lasalliana ex Alunni di Rodi. Francesca Prina Ricotti, presidente dell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia. E ancora: no basta, son finiti.

Ma andiamo avanti. Chi, dico chi, meglio del nuovo partito del generale, anzi del Generale (in pensione) può provare a cambiare in meglio questo Paese in mano agli italiani sbagliati (non parlo del Governo, per carità, parlo delle piazze, di chi protesta, della moltitudine di Bin Laden nati a Milano esattamente come Salvini). Leggete, leggete questo meraviglioso emendamento di Futuro nazionale alla proposta di legge di riforma della cittadinanza:

“Lo straniero nato in Italia acquista la cittadinanza italiana qualora vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente per almeno 20 anni, sottoscriva formale dichiarazione di avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana e dimostri una conoscenza della lingua italiana, parlata e scritta, pari al livello C1”.

Ah, la civiltà. Troppi ricordi, devo chiudere qui, non ce la faccio. (Public Policy)

@VillaTelesio